E’ stato licenziato il 2 luglio il preannunciato Decreto Dignita’.

Accogliamo con favore la disapplicazione dello split payment alle prestazioni dei lavoratori autonomi assoggettati a ritenuta d’acconto, anche se la certezza è subordinata all’esito favorevole dell’esame del Mef sulle coperture. ADC aveva sollecitato più volte all’esecutivo precedente questa disposizione.

Ci aspettavamo, invece, un po’ più coraggio su redditometro e soprattutto spesometro, anche alla luce degli annunci delle scorse settimane.

In particolare il mero rinvio dello spesometro semestrale non consente di superare alcuna delle criticità evidenziate nel passato dalla nostra Associazione, continuando con una politica di finto contrasto all’evasione basata sulla proliferazione di inutili adempimenti burocratici sulle spalle di commercialisti, imprese e contribuenti.

Ferma e decisa la strada intrapresa per limitare la delocalizzazione delle imprese che ricevono aiuti di Stato. Promessa mantenuta quindi dal Ministro del lavoro e dello sviluppo economico che vuole tutelare insediamenti produttivi e posti di lavoro quando fondi pubblici hanno contribuito allo sviluppo degli investimenti.

In tema di lavoro il decreto Dignità rappresenta per molti tratti un pericoloso ritorno al passato, soprattutto con riferimento ai contratti a tempo determinato. Da una prima lettura appare evidente come l’attuale Governo abbia individuato nei contratti a termine e nella somministrazione di lavoro, le cause principali della precarizzazione del lavoro nel nostro Paese. Parliamo di due modelli di rapporto di lavoro subordinato ai quali si applicano tutte le garanzie contrattuali e retributive che legge e contratti collettivi impongono. La storia recente insegna che ogni azione di rigidità introdotta nel diritto del lavoro, porta come conseguenza il ricorso a forme di lavoro atipiche che sfuggono quasi completamente alle normali tutele poste a garanzia del lavoratore. La riduzione del termine massimo per i rapporti di lavoro a tempo determinato unitamente alla reintroduzione delle cosiddette “causali”, all’aumento della contribuzione ed alla riduzione del numero delle proroghe, rappresentano inutili barriere verso il lavoro subordinato. Anche sulla somministrazione di lavoro, introdotta nel nostro ordinamento nel 1997 (In Francia ed in Germania già presente dal secolo scorso), riteniamo che le modifiche apportate, a parer nostro, non sono utili all’intento di consolidare i rapporti di lavoro. Purtroppo crediamo che a farne le spese saranno tanti giovani fagocitati nel vortice dei lavori senza tutele, che si ritroveranno soci di cooperative “a loro insaputa” o catapultati in appalti endoaziendali senza il minimo di garanzia. Dalla nostra esperienza possiamo confermare che la flessibilità piuttosto che la rigidità favorisce  le assunzioni

Auspichiamo che il Parlamento, anche sulla scorta dei nostri suggerimenti, possa migliorare il decreto eliminando le criticità evidenziate, nell’ottica di diminuire il peso della burocrazia su professionisti, imprese e lavoratori, rafforzando le opportunità di crescita e sviluppo dell’intero sistema economico del nostro Paese.

Roma, 6 luglio 2018                                                                          Giunta Nazionale ADC