Comunicato Stampa ADC

 

Professioni – Reddito – Previdenza –Riforma Ordinamento – Futuro

 

 

Le ultime analisi uscite sulla stampa in questi giorni e oggi all’assemblea dei presidenti danno lo spunto per una riflessione   sullo stato dell’arte della nostra professione. L’apice dei redditi professionali si è raggiunto nel 2008, oggi i redditi sono in diminuzione al sud, in lieve aumento al nord, ma il dato più significativo è la diminuzione dei redditi dei giovani colleghi.

Rispetto al 2006/2008 e anche al 2012, tali dati riflettono una professione il cui appeal è sicuramente diminuito e che non assicura più, come accadeva in precedenza, un bacino di sicurezza economica. Certo i dati vanno letti in relazioni ad altre variabili quali il mercato, la diminuzione dei prezzi al consumo, la crisi, ecc.. ma sono inequivocabili.

D’altronde come abbiamo sempre ripetuto i numerosi aggravi non giovano.  Lo ha confermato  il presidente Miani. Adempimenti sempre più numerosi per consentire alla Pubblica Amministrazione l’acquisizione di dati, farraginosità interpretativa, sistemi sanzionatori sproporzionati in relazione al reale danno causato sia per gli adempimenti trasmessi per conto dei clienti sia per il mancato adeguamento, anche formale, alle tante, troppe richieste che vengono fatte ai commercialisti, (tanto per citarne alcune: iscrizione e pagamento all’ordine ed ai tanti registri collaterali, conferma dei requisiti professionali, antiriciclaggio, privacy, assicurazione, la formazione formulata come oggi), hanno fatto sì che agli occhi dei giovani colleghi il gioco non valga la candela.

In una giornata in cui tutti sono chiamati dal CN ad esprimere la propria opinione sulla riforma dell’ordinamento, e noi per primi lo avevamo chiesto nei nostri comunicati del 26 marzo u.s. e ancor prima del 14 novembre 2017, la domanda sorge spontanea: da dove si deve partire e quali sono i punti fermi attraverso cui la professione, insieme nelle sue varie componenti, deve pensare al proprio futuro ed al proprio rilancio?

Riformare il sistema elettorale e gli ordini, concentrarsi esclusivamente su mandati e coordinamenti non scalda gli animi dei Dottori Commercialisti. Conferma ne è il mancato riempimento di una sala di 450 posti, mentre il 14 dicembre 2016 i colleghi recatosi a Roma in Piazza Santi Apostoli, rispondendo alla chiamata dei sindacati, superavano i 6000.

Occorre proporre modifiche che incidano sul futuro della professione in maniera concreta.

Primo: puntare al riconoscimento da parte della Pubblica Amministrazione del ruolo del Dottore Commercialista, quale professionista competente, soggetto a regole rigide e trasparente nei processi e pertanto farci riconosce delle prerogative che altri soggetti non possono avere.

– Secondo: ampliare l’oggetto della professione. Riuscire ad intercettare cosa vuole il mercato e proporsi come attori principali per soddisfare queste esigenze farà, in questa annunciata riforma, la differenza tra vincere o perdere la professione. 

-Terzo: non ingessare la professione e il sistema verticistico e di controlli più di quanto lo sia.

Per cui nessuna regola rigida per i coordinamenti regionali degli ordini, nessun fondo di solidarietà e nessun concentramento di funzioni in mano a pochi ed in primis nessuna riduzione di ordini e consiglieri.

-Quarto: modulare le specializzazioni non su aree che costituiscono il core business attuale della professione ma sulle nuove attività e funzioni che il Dottore Commercialista sarà chiamato a svolgere.

Le specializzazioni pur potendo rappresentare un’occasione per una parte della categoria, non possono risolversi in un ulteriore aggravio di formazione fine a se stesso e non possono riguardare aree quali lavoro, contenzioso e tributario ecc., creando disparità all’interno dell’albo tra coloro i quali la formazione specialistica potranno conseguirla, potendo investire in risorse economiche e di tempo e coloro i quali, grazie all’attività lavorativa, hanno già questa specializzazione. Inoltre pericolosa risulta essere la limitazione a due specializzazioni anche perché, nell’arco della vita lavorativa, uno di questi rami potrebbe non risultare più remunerativo.

– Quinto: non penalizzare con orpelli o restrizioni gli iscritti a questo albo rispetto ad altri albi.

 – Sesto: Rivedere il sistema sanzionatorio applicato dai Consigli di disciplina modulandolo all’effettiva gravità del fatto.

Se gli adempimenti sono tanti la categoria deve essere la prima a rimodulare le sanzioni distinguendo tra irregolarità formali e sostanziali.

In ultimo una raccomandazione: auspichiamo che  la discussione sulla riforma non diventi come accaduto oggi, verso il termine dell’assemblea,    un argomento di divisione,   ma l’occasione per un confronto su temi reali.

 

 

 

 

 

ROMA 04 luglio 2018                                                                                                                                                                La Giunta ADC

Documento Allegato: “Analisi redditi di categoria 2012-2016”
Scarica il documento